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STRATEGIE ALTERNATIVE E RISCHI PER UNA GESTIONE GLOBALE DELLE POLITICHE MIGRATORIE


Quello che è accaduto negli ultimi anni è un enorme aumento del numero di profughi e richiedenti asilo che bussano alle porte dell’Europa. Aumento dovuto al moltiplicarsi degli Stati “falliti” o in via di fallimento, che in pratica diventano territori senza Stato e senza leggi teatro di interminabili guerre tribali. La marea di profughi che stanno arrivando sulle nostre coste, costretti dalla violenza e dall’arbitrio a lasciare le proprie case e di persone che fuggono da deportazioni e massacri, si è aggiunta al flusso di migranti economici che cercano condizioni migliori di sopravvivenza per avere una vita umana e dignitosa. E’ dall’inizio della modernità che profughi in fuga da guerre e dai dispotismi o dalla ferocia di una vita la cui prospettiva è la fame bussano alla porta di altri popoli e per chi vive dietro quella porta i profughi sono sempre stati stranieri. Oggi la Sicilia rappresenta la porta d’Europa nel Mediterraneo. Il dettaglio locale mostra come sia cambiata la geografia del fenomeno: la Sicilia rimane la regione con più arrivi. Migliaia di persone stanno partendo dalle coste africane. I nuovi arrivati sono afghani, siriani, algerini, libici, somali sudanesi, che fuggono da guerre e regimi dittatoriali. In gran parte secondo l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) i recenti flussi sono costituiti da persone che secondo le norme internazionali e la legge italiana, hanno diritto di ottenere protezione una volta giunti nel Paese. Oggi è necessaria una politica europea di salvaguardia dei diritti umani, a partire dai soccorsi in mare, dall’applicazione del principio di non respingimento  da un maggiore coordinamento delle strutture di prima accoglienza, e da un loro completamento  con adeguate misure di inserimento sociale. Se oggi i numeri continuano a essere questi, la situazione rischia di diventare ingestibile. Servono misure urgenti da adottare per far fronte all’emergenza sbarchi, che stanno assumendo dimensioni drammatiche e insostenibili che richiedono un impegno straordinario tra  Stato e Regioni. Il dibattito sulla revisione sul sistema Schengen, accesosi a seguito della “Primavera araba”, si è andato ulteriormente complicando a causa degli arrivi in massa di immigrati irregolari sui confini di altri Stati. Quando si crea un’area di libera circolazione i confini esterni diventano la nuova frontiera di tutti. Per questo è necessario mobilitare tutte le risorse disponibili per assicurare un controllo più efficace di tutte le frontiere esterne.

E’ necessario verificare l’effettiva applicazione degli obblighi in materia di diritti umani sanciti dal Trattato di Lisbona del 2009 da parte dell’agenzia per le frontiere esterne.

Occorre una strategia in tre stadi:

-          Un sistema di controllo dell’immigrazione legale, il che non vuol dire aprire le porte a tutti ma dare un’opportunità di regolarità;

-          Protezione temporanea per chi vuole tornare nel paese d’ origine;

-           Un quadro per chi chiede asilo politico e risolvere la questione del” burden sharing”, cioè la ripartizione delle risorse.

-          Solo con una forte e lungimirante azione politica questi problemi possono essere affrontati e gestiti in modo adeguato. Le “ carrette del mare” che arrivano quotidianamente dovrebbero suscitare una presa di coscienza della natura dei problemi dei paesi impoveriti,  e un sussulto di solidarietà per l’accoglienza,  consapevoli che la rimozione del sottosviluppo riguarda l’intera Europa.

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Diritto d'asilo e status rifugiato

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I minori stranieri non accompagnati

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